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Ha senso parlare di bellezza quando si è minorenni?
Lorenzetti interviene su La Pelle

Di seguito e in allegato l'articolo che il Professor Lorenzetti ha scritto per il periodico "La pelle".

Un recente fatto di cronaca è il punto di partenza per una riflessione sulla necessità di apparire piacenti in una società priva dei valori più elementari.

L'esasperazione e la spettacolarizzazione di notizie di cronaca nera registrate negli ultimi anni ha avuto come effetto quello di generare una sorta di apatia nello spettatore/lettore medio. La soglia attenzionale si è fatta via via più bassa così come la "resistenza" di certe notizie nella memoria. Sarà perciò forse sfuggita la notizia di quella ragazzina americana che si è chiusa in casa per tre anni dopo essere stata oggetto di "bullismo" da parte dei suoi compagni di scuola. Una storia che ha avuto una grande eco nei talk show americani e poca nel nostro Paese ma che a mio parere val la pena di essere ricordata perché può fornirci degli interessanti spunti di riflessioni.

Renata, questo il suo nome, ha subito spietate critiche al proprio aspetto e continui attacchi per il suo brutto naso e per l'aspetto non piacevole. Dotata di una personalità probabilmente fragile, ha assunto un atteggiamento che gli psicologi chiamano "evitamento" e si è letteralmente chiusa in casa per tre anni, smettendo di andare a scuola. La storia familiare della ragazzina non è ben nota ma si è comunque risolta in un "lieto fine" che metto tra virgolette non a caso.
Una associazione è venuta a conoscenza della sua storia e si è offerta di operarla gratuitamente in modo da superare l'ostacolo di un aspetto sgradevole. L'associazione in questione è la Little Baby Face Fundation e in 10 anni di attività ha operato migliaia di ragazzi le cui famiglie non avevano possibilità economiche necessarie per questo tipo di interventi. Fin qui nulla da dire se non che molti di questi pazienti sono minorenni. Questo ha suscitato in me alcune considerazioni che vorrei condividere con voi.

Se si tratta di una deformità del volto o del corpo, congenita o acquisita per esempio con un trauma, è pacifico che si possa e si debba intervenire anche se forse nelle strutture pubbliche su alcuni casi potrebbe intervenire un comitato etico e un buono psicologo. Sappiamo benissimo infatti quali traumi possa suscitare, soprattutto in un periodo della vita delicato come può essere quello dell'adolescenza, mostrare un aspetto "anormale". Ma la bellezza e la bruttezza sono i due estremi della variabilità delle fattezze umane (per non parlare del fatto che sono elementi soggettivi e non assoluti) e qui allora il campo si fa un po' più delicato.
Intanto perché durante la crescita le fattezza cambiano e abbiamo casi in cui bruchi oggettivamente bruttini si tramutano poi in farfalle. In secondo luogo perché intervenire su strutture ancora in fase evolutiva è un rischio e gli specialisti seri consigliano sempre di attendere che la crescita dell'anatomia ossea sia completata. Inoltre, l'accettazione di sé in adolescenza è sempre un'area problematica e si supera in maniera abbastanza fisiologica con la strutturazione della personalità.
Personalmente conosco individui di aspetto non piacevole o con difetti evidenti che non si opererebbero mai anche se obiettivamente ne avrebbero un gran beneficio. Come mai? Probabilmente perché hanno imparato a vivere con quel difetto o ancora hanno coltivato fonti di sicurezza diverse. Del resto, quante persone non belle conosciamo che magari non si truccano nemmeno e invece dal make up potrebbero trarre un miglioramento? Sicuramente tantissime. Sono dei pazzi? No, sono normali, ma semplicemente hanno scale di priorità e valori diverse.
Altra questione piuttosto importante: quello che oggi è importante a 14 o 16 anni sicuramente non lo sarà più a 20, non sempre accade ma spesso succede. Conosco persone che nell'arco della loro vita hanno imparato ad accettare alcuni "difetti", altri che dopo trent'anni a tentare di sopportare un seno troppo piccolo o un sedere troppo grosso hanno trovato il coraggio di farsi operare e, aggiungo, la consapevolezza per sottoporsi a un intervento che avrebbe modificato per sempre la loro apparenza.

Quindi, senza entrare nel caso specifico, le valutazioni da fare prima di operare un minore sarebbero numerose e complesse. Fortunatamente, siamo in parte tutelati dalla tentazione di rendere belli chiunque dalla legge italiana che impedisce interventi di chirurgia estetica ai minori di 18 anni, e in secondo luogo perché ogni storia è a sé. E qui entriamo nel campo dell'etica, quell'affascinante disciplina in cui sembra non esserci mai una risposta giusta. E' quel vasto e nebuloso spazio di riflessione in cui si chiede di rispondere a domande del tipo: c'è un disastro navale e possiamo correre in aiuto solo di un bambino o di tre anziani, chi salviamo? Un discorso macroscopico che risente di fattori quali la cultura, il ceto economico, l'età dei soggetti, quindi mi sento di affermare che la chirurgia, quando non estremamente necessaria è, parafrasando un claim pubblicitario, "per molti ma non per tutti".

Scarica l'articolo del Professor Lorenzetti pubblicato su "La pelle".

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