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Riflessioni estetiche sull'essenzialità
di Pietro Lorenzetti

Johannes Vermeer, pittore olandese nato nel 1632 deve la sua moderna fama presso il grande pubblico agli scrittori che hanno raccontato la storia dei suoi dipinti e in particolare quella romanzata dalla scrittrice Tracy Chevalier nel libro “La ragazza con l’orecchino di perla”. È con piacere quindi che qualche mese fa ho visto a Roma i suoi dipinti, raccolti in una mostra alle Scuderie del Quirinale. Nonostante i dipinti di Vermeer siano pochi (solo 8 dei 37 conosciuti) e nemmeno dei più famosi è stata una occasione unica di immergermi in un'epoca che amo molto per la sua essenzialità: l’Olanda del ‘600 e i suoi tratti fisiognomici che il pittore ha saputo catturare e valorizzare con un tratto quasi fotografico grazie sia all'utilizzo della camera oscura che alla tecnica ‘pointillé’ che prevedeva l'applicazione dei punti piccoli e ravvicinati sulla tela che gli permettono di ottenere colori trasparenti e immagini straordinariamente vivide. La capacità di gestire la luce è incredibile così come l'abilità di fissare sulla tela figure umane eteree, come sospese nel tempo.

Me lo immagino, silenzioso e introverso, tormentato dalla ricerca del colore perfetto, teso sulla sperimentazione dei pigmenti che nella descrizione della Chevalier coniuga passione e malcelata ossessione. Tra le righe del romanzo appare solo e perso nella pittura sino a che la giovane serva non lo assiste silenziosa nel suo lavoro in una condivisione che diventa amore, sia pure platonico. Sono volti semplici, pallidi, incorniciati da cuffie bianche che ne accentuano l’essenzialità. Non c'è vanità o bellezza sono volti “trasparenti” che affacciano non sull'anima individuale ma su quella di un paese laborioso e protestante dove il sole tramonta troppo presto. Era sera quando sono uscito dalla mostra e la sensazione dominante è stata quella di sentirmi dissetato dalla perfezione del tratto e dalla capacità di usare il blu in maniera sublime.

Nonostante non abbia mai avuto grandi ricchezze in vita, la quale anzi, fu spesso costellata di debiti che lasciò anche ai figli, ricercò sempre i migliori pigmenti rintracciabili all’epoca tra cui i preziosi lapislazzuli che tritati finissimamente servivano a produrre il suo amato blu oltremare che declinava in decine di sfumature.

La ricerca del meglio, dell'essenzialità e della pienezza del risultato. Quanti punti in contatto con il mio lavoro.

Pietro Lorenzetti
numero verde

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