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Chirurgia estetica e benessere psicologico
Ritrovare l’armonia

11 Novembre 1918 – 11 novembre 2018.

Pochi giorni fa si è ricordato il centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale.
Un evento terribile ed eccezionale, combattuto con un impiego di forze e, purtroppo, perdite di vite mai visti prima: non soltanto i 37 milioni di morti stimati, ma anche un grandissimo numero di mutilati, invalidi e feriti di guerra.
Mi sono soffermato a riflettere su questo tragico evento storico che nei primi del Novecento ha segnato la storia dell’Europa e del mondo, ma da una prospettiva differente, quella della mia disciplina, considerando soprattutto le implicazioni psicologiche ad essa connesse.

La chirurgia estetica è intimamente legata alla Prima Guerra Mondiale. In che modo?
Molti dei feriti riportarono serie lesioni facciali e la medicina del tempo dovette misurarsi con questa nuova e cruda realtà. In questa occasione, la sfida lanciata dalla Guerra alla medicina spinse dottori e scienziati ad inventare nuovi strumenti e nuove tecniche: è così che specialmente la cosmetica e la chirurgia ricostruttiva si fecero foriere di innovazioni, permettendo di salvare migliaia di vite. Moltissimi soldati riportarono gravi lesioni facciali ed ustioni, principalmente a causa di esplosioni e proiettili riempiti di schegge.
Le conseguenze di menomazioni al volto di tale entità possono essere ben immaginabili: dagli impedimenti fisici nel vedere, bere e parlare a quelli più psicologici, come difficoltà a socializzare, insicurezze sul proprio aspetto ritenuto grottesco. Perdere una porzione del volto come gli occhi e il naso, la mandibola o la mascella ha spesso portato le vittime a cadere ancora più profondamente nel disturbo da stress post traumatico a causa delle loro deformità.
Come potevano soldati e civili feriti tornare ad una vita “normale” dopo aver vissuto un evento così tragico e portarne i segni permanenti e disastrosi sul proprio volto?
È così che medici e chirurghi si sono interrogati e sfidati proprio per riparare a questi danni, sviluppando nuove tecniche per dare ai pazienti un sollievo e beneficio prima di tutto fisico, ma più intimamente psicologico.

prima_guerra_mondialeNel 1917 Sir Harold Delft Gillies, chirurgo neozelandese dell’arma britannica effettuò il primo intervento di chirurgia estetica facciale, a beneficio di un soldato ferito nella battaglia di Jutland. L’operazione consentì al paziente di recuperare una buona porzione di volto, grazie alla skin flap surgery. Il risultato fu eccezionale e a dir poco straordinario per i tempi e avvenne in quella che viene indicata come la prima clinica nella storia dedicata alle lesioni facciali, il Queen's Hospital a Sidcup, in Inghilterra.
Sembra paradossale pensare come lo scenario terribile e cruento di una guerra mondiale abbia fornito al mondo della medicina e dell’anestesia nuovi stimoli, nuove sfide, portando a notevoli innovazioni nel campo della sicurezza del paziente e management del dolore.

Durante la prima guerra mondiale furono utilizzati artiglieria pesante, gas velenosi e bombe riempite di schegge con lo scopo di distruggere annientare eliminare gli avversari. L’eliminazione non fu soltanto fisica, ma anche psicologica.
Il nostro volto è la maschera con cui ci presentiamo, lo specchio della nostra interiorità. Ma un volto e una mente, seppur distrutti dalla guerra, possono essere aiutati a tornare normali e soprattutto accettabili dal paziente stesso. Ciascuno, in un certo senso, è chiamato dalla vita a combattere quotidianamente delle battaglie, più o meno grandi, e inevitabilmente queste lasciano segni tangibili.
C’è chi fa delle proprie cicatrici un vanto, perché rappresentano la prova tangibile che la propria battaglia è stata vinta, una sorta di medaglia al valore.
C’è chi invece, vedendo ogni giorno i segni che una spiacevole situazione ha lasciato sul corpo è costretto a rivivere circostanze dolorose.
Se purtroppo non è possibile rimuovere chirurgicamente un’esperienza negativa, grazie agli enormi progressi della chirurgia è possibile eliminare gli effetti visibili che essa ha lasciato, aiutando così il paziente nella ricerca della serenità.
È proprio questa la missione della vera chirurgia estetica, nata come riparativa ed oggi dedita anche a donare quell’armonia esteriore ed interiore che il paziente ricerca.

Pietro Lorenzetti

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