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Il controllo della genetica
di Pietro Lorenzetti

Il 1990 fu l’anno in cui si cominciò a parlare di qualcosa di assolutamente impensabile sino a quel momento, ossia la cura delle malattie, non dopo che esse si fossero manifestate, ma ancora prima, modificando il gene che le avrebbe provocate. Era il frutto della mappatura del DNA umano.
La “terapia genetica”, così venne chiamata, avrebbe permesso di curare le malattie ancora prima che si manifestassero e consiste nel trasportare all’interno della cellula malata il gene sano utilizzando un virus appositamente creato. Si tratta di un meccanismo molto complesso che utilizza delle “forbici” molecolari costituite da enzimi per tagliare il gene malato e sostituire il sano.

Facciamo allora un esercizio di immaginazione, ed esploriamo la possibilità che sia possibile, agendo sul nostro patrimonio genetico, non solo usare tali informazioni per curare delle malattie, ma dare una possibilità di bellezza in embrione, ossia selezionando alcuni tratti somatici preferiti. Cosa che al momento è parzialmente possibile e del tutto considerata immorale.
È facile capire come la selezione dei caratteri genetici in laboratorio abbia molte possibilità, non tutte accattate o accettabili. In alcuni Paesi, infatti, è possibile selezionare il sesso del nascituro o chiedere che alcuni caratteri somatici siano presenti, come ad esempio il colore degli occhi o dei capelli. In barba all’idea che quando arriva un figlio vada bene così com’è, purché sia sano. Ecco quindi un utilizzo “voluttuario” della genetica.
In California la banca del seme Criobank offre un catalogo di donatori con particolari caratteristiche somatiche e intellettive: biondi, bruni, ricci, lisci, studiosi, cervelloni, spiritosi, misteriosi, alti, bassi, tutti su un catalogo corredato di foto degli uomini che hanno donato il proprio seme e che mettono in vendita il proprio patrimonio genetico.
C’è il tipo alla Johnny Depp, il biondo che somiglia a Brad Pitt, quello che ha sviluppato talento per la musica o le scienze o le lettere e via discorrendo. Basta pagare, peccato che nella selezione alla fine i geni della madre e del padre abbiano lo stesso peso e la cosa rimane un po’ un terno al lotto. Magari spendi ventimila dollari e tuo figlio comunque nasce col naso aquilino di tuo nonno e i capelli ricci e crespi di tua nonna. Le cliniche che invece permettono la selezione del sesso di un bebè sono cosa ormai nota, sposti un cromosoma e la cosa è fatta.

Ogni genitore desidera il meglio per suo figlio, la serenità, la bellezza, il denaro, il successo, l’intelligenza, la possibilità. Purtroppo nella mia carriera di chirurgo plastico ho incontrato madri che mi portavano le figlie per farle più belle giacché avevano intravisto in loro la possibilità di essere modelle, attrici o meteorine. Ma selezionare due occhi azzurri alla nascita o un nasino all’insù (che io sappia ancora non è possibile farlo matematicamente) a me pare una forma di consumismo e di controllo un po’ estrema, mi dà l’idea che anche un figlio debba essere ordinato, fatto su misura.
Scegliendo per loro come dovrebbero essere stiamo davvero dando una chance in più? Se siamo bruttini e anche i nostri genitori lo erano, comprendo che una persona voglia regalare un aspetto gradevole che potrà avvantaggiarlo nella vita, ma chi vedranno in quel bambino? Credo che sia più giusto che sia l’individuo a scegliere quanto quella faccia gli si addice. Nessuno può intervenire su un aspetto intimo come il rapporto con la propria immagine. Ci sono persone non belle, ma perfettamente a loro agio, che si piacciono, che si vogliono bene, che si accettano, altre per le quali l’aspetto fisico non è affatto importante.

Dell’opzione cosmetica sentiremo parlare sempre di più, almeno oltreoceano, alla Sperm Bank Inc. Fertility Center in California scegliere il sesso del nascituro costa 570 dollari in più con una approssimazione del 98%. Mentre il guru della fecondazione artificiale Jeff Steinberg ha promesso che entro il 2010 sarebbe stato in grado di offrire in tariffario la selezione dei caratteri per ragioni puramente estetiche.
Resta il fatto che una pubblicistica ricca di notizie del tenore “scoperto il gene di questo e quell’altro” ha messo nella testa della gente che i geni siano più o meno interruttori che si possano accendere e spegnere a piacimento.
Mi diverto a dire che la genetica è un po’ come l’oroscopo, non dà risposte certe ma fornisce delle indicazioni, sta all’individuo poi regolarsi di conseguenza. Mi rendo conto che è un paragone poco nobile per la scienza medica, ma di solito funziona.

Tutta questa informazione ha un po’ creato un’immagine di infallibilità e onnipotenza e un gap tra le promesse e ciò che è effettivamente possibile fare. Non è cosa dietro l’angolo, ma dopo i geni delle malattie verranno cercati i geni dei caratteri somatici, conosciamo già quello dell’altezza, quello del colore della pelle, forse del nasino all’insù, della mancanza di cellulite e del seno prosperoso. Allora basterà una iniezione, un paio di giorni di degenza e io non dovrò alzare un bisturi limitando anche i rischi di quella che è comunque un’operazione. Saremo in grado forse di modificare un tratto di DNA per evitare di avere un’acne severa, o dare al codice genetico l’ordine di farci crescere il seno dandoci di una buona riserva di ghiandola mammaria, o ancora diremo al nostro DNA di non far comparire le rughe perché produrremo sino a tarda età collagene ed elastina.
Una prospettiva senza rischi? Tutt’altro, un monito ci viene dagli animali e dalla tendenza a selezionare le razze per avere caratteristiche desiderabili ma non sempre sinonimo di salute. I bulldog con il loro caratteristico muso schiacciato hanno un naso molto corto che dà problemi di respirazione, razze mantenute minuscole mostrano debolezze degli arti e così via. Ancora una volta, mettendoci le mani rischiamo che la natura si rivolti contro di noi.
Quando questo scenario sarà possibile sarò molto occupato a giocare con i miei nipoti e a portarli in giro per il mondo. L’unica cosa che mi incuriosisce è se questa ipotesi futuribile è solo la visione di un uomo con troppa fantasia.

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