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Mastoplastica e sicurezza, quando si lucra sulla salute del paziente
Estrtatto da "Intelligenza Estetica"
"Il seno dolente cambia forma, come se rientrasse nel torace, e si manifesta un'asimmetria tra le due mammelle. Il dolore è ormai lancinante e non si placa nemmeno con gli antidolorifici".
È in questo stato che Miriam, ragazza di 28 anni, si presenta nello studio del Professor Pietro Lorenzetti, chiamato a rimediare ai danni causati da un intervento di mastoplastica additiva eseguito da un chirurgo plastico dalle credenziali ignote e che non ha operato secondo gli standard di sicurezza.
Di seguito riportiamo la storia degli eventi che stavano per mettere a rischio la vita di Miriam.

Miriam gestisce una profumeria, aperta con sacrificio. Tutti i membri della famiglia le hanno dato una piccola mano. Finita la scuola, per 5 anni aveva fatto la cameriera e risparmiato per realizzare il suo sogno. Sin da piccola è affascinata dal mondo dei cosmetici e dei profumi. Sei anni fa è riuscita nel suo intento: ha trovato un piccolo locale ma ben organizzato e ha aperto il suo negozio, piccolo ma molto grazioso, elegante. C’è il segno di una passione. Con il lavoro Miriam si realizza completamente, socializza, le clienti sono fedeli, lei le coccola. Si vede che mette passione in quello che fa. Poi un anno dopo, un rappresentante le presenta un tatuatore che si offre di lavorare una volta al mese nel suo negozio, in cambio avrà una provvigione. Ma prima vuole accertarsi di come lavori e si fa tatuare una linea di eye liner sulle palpebre superiori. Il risultato è soddisfacente, Miriam è una bella ragazza dal fascino esotico e con il suo lavoro apprende ogni giorno di più i segreti della bellezza.
Le amiche e le clienti si affidano ai suoi consigli.
È una vera professionista. Dopo alcuni mesi il tatuatore le presenta un giovane chirurgo, avvenente. Si crea una certa continuità di rapporto, sino a che lui non propone: «Se mi trovi qualche cliente in più, se le mandi a studio da me, potresti arrotondare gli incassi e poi, semmai un giorno volessi fare qualcosa, beh, non ti farei pagare una lira».

Il mondo della cosmesi, come quello della chirurgia è pieno di stimoli e tentazioni. Per chi abbia avuto la possibilità di visitare una fiera di settore si sarà reso conto che si tratta di un club di ragazze bellissime, alte, magre, curatissime e impeccabili. In questo mondo, come in altri, non puoi rimanere indietro, devi essere sempre all’altezza e poi si dice, l’appetito vien mangiando e ci si abitua a pensare che in fondo, con un po’ di impegno, tutto sia migliorabile. Trappola mentale in cui cade anche Miriam che, dopo aver caldeggiato il giovane medico ad alcune clienti, cede alla tentazione di rifarsi il seno, giudicato piccolo. Detto fatto, il chirurgo, dalle credenziali ancora ignote, la opera in ambulatorio in anestesia locale. Fatto già gravissimo in quanto ogni intervento dovrebbe essere effettuato in una sala operatoria a norma. Se durante l’intervento non accade nulla di rilevante, i guai non tardano a manifestarsi.
Nemmeno dieci mesi dopo Miriam comincia ad avvertire un certo fastidio che si trasforma presto in dolore e nell’impossibilità di muovere il braccio sinistro. Quando cerca il medico che l’ha operata lui si rende irraggiungibile.
Nel corso dei successivi tre mesi il seno dolente cambia forma, come se rientrasse nel torace, e si manifesta un’asimmetria tra le due mammelle. Il dolore è ormai lancinante e non si placa nemmeno con gli antidolorifici. Miriam arriva nel mio studio stravolta, disperata. Praticamente non può più muovere il braccio. Mi basta un’occhiata per capire che sono di fronte a una situazione molto seria. La risonanza magnetica mostra la rottura della protesi con fuoriuscita di silicone liquido. La opero due giorni dopo, saltando la lista di attesa. La protesi era un prodotto di qualità decisamente scadente. Se consideriamo che un paio di buone protesi ne costa circa 700-800 e che un paio di alta gamma vanno oltre 1200, è facile immaginare che cosa sia stato inserito nell’organismo di questa ragazza.

Un intervento di mastoplastica additiva si risolve generalmente in 30 minuti. Con Miriam ho perso il doppio del tempo in sala operatoria. Questa ragazza ha compiuto una leggerezza, ma il chirurgo che l’ha operata è un bandito! Tra l’altro la protesi destra era di una marca diversa dall’altra. Non facciamo che sensibilizzare le persone a pretendere di sapere cosa verrà loro impiantato, sia una protesi o un filler per riempire le rughe sul viso. Il modulo di consenso informato che Miriam ha firmato nel primo intervento non parla affatto della qualità delle protesi, né cita la possibilità di contrattura capsulare. Le inserisco delle nuove protesi, di quelle garantite per una durata estremamente prolungata. Mi spiego, le protesi non durano per sempre, ma alcune ditte molto serie le garantiscono per tutti gli eventi che a una protesi di buona qualità non devono accadere, come la rottura o la migrazione di materiale dall’interno. Chiudo l’intervento con un senso di rabbia mista ad amarezza perché a fronte di centinaia di chirurghi plastici ed estetici scrupolosi ci saranno sempre i furbetti da ambulatorio che non esitano a mettere a rischio la salute dei pazienti per qualche centinaio di euro in più. Tra l’altro, va detto che il chirurgo serio non applica alcun ricarico sulle protesi, se fa un buon lavoro è quello che pagherete, non ha bisogno di guadagnare su ciò che vi mette addosso.
Visito Miriam l’indomani mattina. Ha un’aria stanca ma si sforza di sorridermi. Diciamo che ha capito di averla scampata, anche se solo per un pelo.

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