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Blefaroplastica terzo intervento più richiesto in chirurgia plastica
Lorenzetti ne parla a Medicina33

Ospite di Medicina33, il Professor Lorenzetti parla dell'intervento di blefaroplastica. Di cosa si tratta? Che tipologia di risultati si possono ottenere?

Le gambe e il seno sono le uniche due parti del corpo che preoccupano di più le donne italiane prima dello sguardo. La blefaroplastica, infatti, occupa il terzo posto tra le operazioni di chirurgia plastica più richieste in Italia, con oltre 15mila interventi ogni anno.
Lorenzetti spiega che la blefaroplastica è l'intervento che consente di asportare l'eccesso di pelle nella palpebra superiore, e quando necessario anche in quella inferiore, insieme all'eccesso di grasso, le cosiddette "borse agli occhi", che conferiscono allo sguardo un aspetto molto appesantito. Si tratta di un intervento molto richiesto soprattutto negli ultimi anni perché ridà vivacità allo sguardo, ha un postoperatorio molto breve e permette di offrire un risultato molto valido.

Nella maggior parte dei casi si tratta di una operazione richiesta tra i 40 e i 50 anni, anche se sono sempre di più le trentenni che vanno dal chirurgo plastico per questa ragione.
Lorenzetti sottolinea che l'intervento viene spesso sottovalutato, mentre va eseguito da un chirurgo plastico con grande esperienza poiché i risultati sono molto belli quando ben eseguito, mentre le complicanze possono essere disastrose.
La blefaroplastica consiste nell'incisione nel solco palpebrale superiore che permette di asportare l'eccesso di pelle e di grasso e nella palpebra inferiore a pochi millimetri dalla rima palpebrale inferiore. Nella palpebra inferiore il grasso in eccesso può essere utilizzato per colmare le depressioni tipiche dell'età avanzata.

I rischi sono quelli di un normale intervento chirurgico. Pertanto, la blefaroplastica va sempre eseguita in un ambiente adeguato sempre alla presenza di un anestesista. Dopo l'operazione possono comparire dei lividi, delle ecchimosi, dei gonfiori che durano mediamente quattro o cinque giorni. Dopo una settimana si può tranquillamente tornare alla vita lavorativa.

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